Torto Marcio storia sulla disabilità e sui pregiudizi
Con Torto Marcio, Prospero Pensa firma un cortometraggio sorprendentemente maturo, capace di condensare in pochi minuti un intreccio morale denso e disturbante, sospeso tra noir psicologico e dramma sociale. Il titolo, già di per sé evocativo, suggerisce l’idea di un torto che marcisce nel tempo, che fermenta sotto la superficie fino a trasformarsi in qualcosa di irreparabile. Ed è esattamente ciò che accade ai personaggi.
La regia di Pensa è controllata e attenta ai dettagli: l’uso dei campi stretti e delle inquadrature sporche, quasi claustrofobiche, crea una costante tensione visiva. La fotografia, virata su toni freddi e desaturati, amplifica il senso di degrado morale e ambientale in cui si muovono i protagonisti, mentre una colonna sonora minimale ma incisiva interviene solo nei momenti chiave, evitando ogni facile sottolineatura emotiva.
Il cuore del cortometraggio è la scrittura: Pensa costruisce un racconto in cui la colpa non ha un volto unico. Ogni personaggio porta dentro di sé una parte di responsabilità, e lo spettatore è costretto a interrogarsi continuamente su chi sia davvero la vittima e chi il carnefice. La scelta di non offrire una catarsi finale, ma di lasciare aperto un margine di ambiguità, risulta vincente e coerente con i temi trattati.
Ottime le interpretazioni, soprattutto quella del protagonista, capace di restituire un personaggio tormentato senza mai cadere nell’eccesso. Le micro-espressioni, gli sguardi trattenuti, i silenzi parlano più dei dialoghi, contribuendo a un realismo emotivo raro nel formato breve.
Se qualche elemento risulta meno efficace in particolare alcuni simbolismi forse troppo espliciti l’insieme resta potente e memorabile. Torto Marcio è un cortometraggio che colpisce, disturbando e facendo riflettere, e conferma Prospero Pensa come una voce autoriale da tenere d’occhio.
Un’opera corta, ma che lascia un segno lungo.

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